Nuovo studio sulla riduzione del rumore antropico a causa di COVID-19

Come ben sappiamo, a seguito dell’emergenza causata da COVID-19, la popolazione italiana (e non solo) è stata costretta a rimanere chiusa in casa nei mesi di Marzo e Aprile, se non per motivi di salute o di stretta necessità.
Questo confinamento ha avuto un effetto molto evidente anche nel mondo della sismologia, perché?

La vita quotidiana che milioni di persone svolgono ogni giorno, ha un impatto notevole sul rumore ambientale. Questo rumore poi viene registrato addirittura dai sismografi sparsi per il paese e viene chiamato “rumore di fondo” o “rumore antropico”.
Questo disturbo è chiaramente visibile in tutti i sismografi delle stazioni sismiche nei dintorni di città, paesi o infrastrutture come ferrovie e strade particolarmente trafficate.

A questo proposito avevamo già dedicato degli articoli nel corso di Maggio e Giugno quando si è iniziata a stimare la differenza con gli anni passati.

Andamento rumore antropico registrato a Orzinuovi (Brescia) tra il 24 febbraio e il 30 marzo.

Questo nuovo studio targato INGV cerca di capire come la densità industriale abbia inciso sulla riduzione del rumore antropico registrato dai sismografi della rete nazionale.

Nei giorni successivi all’introduzione del lockdown (10 marzo) si era visto da subito come in alcune stazioni il rumore antropico fosse totalmente dimezzato, mentre in altre fosse molto contenuta o addirittura assente.
Per esempio, nel caso di stazioni sismiche installate sulle Alpi in prossimità di stazioni sciistiche, il rumore sismico a seguito delle prime misure di lockdown ha subito una riduzione drastica, immediata e persistente.
Lo stesso è accaduto ad una stazione sismica posta proprio nel centro storico di Firenze, una delle città più visitate d’Italia.
In questa stazione si è visto un calo del rumore antropico del 50% per diverse settimane di seguito.
Questo calo non ha ovviamente riguardato solo le ore diurne, ma anche quelle notturne per via dello stop alla movida.

Andamento del rumore sismico in 3 stazioni: ST DOSS (Alpi) – IV FIR (Firenze) e IV RAVA (Modena).

Il contrario invece è successo in Pianura Padana, zona piena di poli industriali produttivi.
Qui infatti il rumore antropico ha subito nella maggior parte dei casi solo una piccola riduzione, mentre in altri addirittura nessuna.
Volendo comprendere fino in fondo questa differenza così marcata rispetto al resto del paese, l’università di Ferrara ha studiato la correlazione tra la densità di attività industriali, la densità di popolazione e la distribuzione delle anomalie di rumore osservate.

I risultati hanno evidenziato che le aree in cui sono prevalenti le attività industriali considerate “non strategiche” sono quelle nelle quali si osserva una riduzione più marcata del rumore sismico.
Mentre le aree in cui è elevata la densità di industrie “strategiche” la riduzione del rumore sismico è stata molto lieve o assente.

Nell’immagine qui sotto si può vedere la variazione del rumore sismico nelle 4 settimane successive all’inizio del lockdown.


Fonti:

INGV – Terremoti

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